Giorno 7: nella giornata contro la violenza sulle donne, tra spazi di aggregazione, centri antiviolenza e lavoro

Posted by 26 novembre 2014 News No Comments

Oggi abbiamo toccato tre tappe, tre città venete, tre mondi diversi in una giornata importante come quella contro la violenza sulle donne.

Siamo partiti da Treviso, una città emblematica per questa Regione, una città che nonostante nell’immaginario generale sia stata per anni la “roccaforte” dei pregiudizi e dell’intolleranza, oggi ci ha mostrato il suo volto migliore, quello degli studenti che lavorano giorno dopo giorno per cambiarla, migliorarla, renderla la città di tutti spogliata dai pregiudizi.

Questo è Binario 1, il nuovo spazio di aggregazione che le studentesse e gli studenti trevigiani stanno costruendo giorno dopo giorno con la forza dei loro progetti, della loro voglia di cambiare e migliorare la società che li circonda. E’ dai progetti come questo, come Radio Aut a Pavia, il Tool Box a Bergamo, da cui vogliamo ripartire, da cui dobbiamo ripartire.

Ma la giornata non si è fermata a Treviso, è proseguita alla volta di Padova dove abbiamo voluto raccontare il significato del 25 novembre per dire basta alla violenza sulle donne visitando un luogo simbolico: un centro antiviolenza.

I progetti, il lavoro, fatto insieme anche alle studentesse e agli studenti, per sostenere le migliaia di donne che reagiscono alle violenze ci hanno disegnato e raccontato un’Italia che vuole cambiare dalle radici e costruire un futuro in cui il rapporto tra uomo e donna sia fondato su presupporti diversi, paritari, epurato dall’uso della violenza, sia essa fisica, psicologica od economica.

Uno il messaggio per le giovani generazioni che abbiamo voluto dare con questa sosta: è necessario partire dall’istruzione, dal cambiare il nostro modo di rapportarci con gli altri per costruire un mondo in cui uomo e donna siano diversi ma uguali, siano in grado di rispettarsi senza cercare di prevalere, in nessun modo, li uni sugli altri.

Avremmo potuto fermarci e parlare solo di violenza sulle donne in questa giornata, quasi fosse diventato il “San Valentino” di lotta contro la violenza per poi dimenticarcene il giorno dopo come fanno quasi tutti dopo 24 ore di passerella mediatica, ma per cambiare, veramente, e costruire una società differente è necessario ricordarci tutti i giorni, anche nei piccoli gesti verso gli altri, quanto dolore provoca un tipo di violenza tanto radicato nel nostro tessuto sociale; abbiamo dunque deciso di non fermarci e raccontare un’altra storia, quella di Porto Marghera.

Eccoci dunque in un luogo di lotte storiche, simboliche con i lavoratori di uno dei poli industriali che come tanti altri rappresenta e incarna le contraddizioni del nostro Bel Paese.

Nei racconti nelle storie di decenni di battaglie c’era un po’ di amarezza, di disillusione ma allo stesso tempo speranza di poter vincere ancora altre battaglie insieme ai giovani d’oggi, insieme alla cittadinanza tutta perché Porto Marghera è della città non solo delle famiglie di chi ci lavora.

Ed ecco che anni di storia, di contraddizioni, non sono più una sconfitta ma un patrimonio da condividere con noi studenti per costruire quel futuro che stiamo cercando in questo viaggio, un futuro diverso fatto di diritti, istruzione e lavoro.

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